V-VI

L'ARMATA DI RISERVA PASSA LE ALPI, 14 - 26 MAGGIO. BONAPARTE AD ALBARD, 25 MAGGIO 1800

The Army of the Reserve crosses the Alps, 14 - 26 May. Bonaparte at Albard, 25 May 1800

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GRAN SAN BERNARDO

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Il Gran San Bernardo

 

Il Gran San Bernardo

 


Una fila infinita di figure che si muovono in completo silenzio su una superficie di un bianco abbagliante. Basterebbe questa visione per infiammare la fantasia dei contemporanei. La montagna vinta da semplici uomini: era già accaduto quando Annibale aveva portato i suoi elefanti al di là delle Alpi. I richiami al passato classico così presente nella cultura del tempo, si incrociano con le figurazioni romantiche: il giovane condottiero sul cavallo bianco dipinto da David, la natura domata dal polso dell'eroe. Il racconto di Bonaparte destinato a essere divulgato è volutamente sotto tono:
"Lottiamo contro il ghiaccio, la neve, le tormente e le valanghe. Il San Bernardo stupito di vedere tanta gente salirlo così rapidamente ci oppone qualche ostacolo".
Il Primo Console è già l'icona di se stesso, il modello proposto ai contemporanei in cui riconoscersi e con cui confrontarsi.



COIGNET SUL GRAN SAN BERNARDO

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I cannono vengono smontati

 

I cannono vengono smontati

 

Abbiamo messo i nostri tre cannoni dentro delle mangiatoie scavate. In cima a queste mangiatoie c'era una grande mortasa per adattarvi una leva che serviva da timone per condurre il pezzo, governato da un cannoniere, forte e intelligente, che comandava quaranta granatieri. Nel più assoluto silenzio [per paura delle valanghe] bisognava obbedire a tutti i movimenti che il suo pezzo poteva fare. Egli diceva . "Alt!": bisognava stare fermi. "Avanti!": bisognava muoversi. Lui era il capo.
Da: Cahiers du Capitaine Coignet, Paris, Arléa 2001, p. 86



IL PASSAGGIO DEL GRAN SAN BERNARDO

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Bonaparte a dorso di mulo

 

Bonaparte a dorso di mulo

 

13 maggio, a Bourg Saint Pierre è tutto pronto per partire. I diecimila uomini e i duecento muli dell'avanguardia di Lannes iniziano a muoversi all'una del mattino. Si prevede che arriveranno al Colle del Gran San Bernardo in due-tre giorni.
Dietro l'avanguardia tutta l'armata di Bonaparte è incolonnata sull'unica strada che unisce il lago di Ginevra al colle.
Sono ottanta chilometri di salita. Negli ultimi dieci la strada diventa uno stretto sentiero in mezzo alla neve. Possono passare uomini e animali, ma nemmeno un carretto. Tutti i bagagli dell'armata devono essere portati sulle spalle dei soldati o a dorso di mulo.
A dorso di mulo - non su un bianco destriero - passa Bonaparte. Lo accompagna una guida locale, Pierre-Nicolas Dorsaz. I cannoni vengono smontati. Le canne sono separate dall'affusto e adagiate nell'incavo di un tronco, che scivola sulla neve e viene tirato su a forza di braccia, con immensa fatica. Per ciascuno di essi servono alcune dozzine di uomini.
La mattina del 15 maggio i primi soldati francesi raggiungono il colle del Gran San Bernardo. Il monastero è sommerso dalla neve. I monaci sono ospitali.
I soldati, stanchi per la lunga marcia, trovano un momento di sollievo giocando con i cani Il 20 maggio arriva Bonaparte . Il Primo Console si intrattiene con i monaci.
Si distribuiscono cibo e bevande. A ogni soldato spettano due scodelle di vino, formaggio e un pane di segale. Presto le truppe si rimettono in marcia e cominciano la discesa verso Aosta. Gli avamposti nemici, presi di sorpresa, oppongono una scarsa resistenza.
La mattina del 16 maggio i francesi entrano ad Aosta.La sera del 17 quindicimila fanti e mille cavalieri hanno già raggiunto il fondovalle. E, con loro, i primi sei cannoni nelle loro rudimentali slitte.
Le difficoltà, però, non tardano ad arrivare. A sud-est di Aosta la valle si restringe e lo stretto passaggio è dominato dalla fortezza di Bard, che si erge su uno sperone di roccia.
I francesi tentano di superare l'ostacolo di giorno e di notte eludendo l'attenzione della piccola guarnigione austriaca di 200 uomini comandata dal capitano Bernkopf.
Impossibile anche catturarla: i francesi non hanno cannoni d'assedio. Il comandante della fortezza rifiuta di arrendersi. Bonaparte è preoccupato per l'imprevisto.
La fanteria francese e parte della cavalleria riescono ad aggirare l'ostacolo, percorrendo a fatica i sentieri a mezzacosta. Ma quasi tutta l'artiglieria resta bloccata fino alla resa del forte che avverrà solo il 2 giugno.
Soltanto sei pezzi sono riusciti a passare con il favore della notte, spinti a mano per la strada che passa proprio sotto la fortezza. I cannonieri hanno ricoperto le ruote di sterco e paglia per non fare rumore.
Reparto dopo reparto, l'Armata di Riserva entra nella pianura piemontese, ma senza la maggior parte dei suoi cannoni. E l'esercito austriaco potrebbe non essere lontano.



BARD

VON BERNKOPF, IL CAPITANO CHE FERMÒ BONAPARTE

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Il trasporto dei cannoni

 

Il trasporto dei cannoni

 

Nella sua discesa verso la pianura italiana l'Armée de Reserve si trova di fronte a un ostacolo insormontabile, sottovalutato dagli strateghi francesi. Il forte piemontese di Bard sbarra la strada e non si riesce in alcun modo a passare. La piccola guarnigione, comandata da un testardo capitano, Josef Stockard Bernkopf, è composta da due compagnie dell'IR 47 Kinski, più alcuni dragoni del reggimento 10. Lobkowitz.
Berthier si ingegna a conquistare il villaggio, che sorge ai piedi della fortezza, misure preliminare a ogni ulteriore iniziativa contro il forte. Nella notte fra il 21 e il 22 maggio tre compagnie di granatieri della 58eme DB occupano il villaggio lasciato vuoto dalla popolazione. Due batterie di cannoni iniziano a tirare contro la fortezza, ma i risultati sono quasi nulli; molto scarsi anche quelli ottenuti dai tiratori scelto appostati sulle rocce.
In cambio il tiro dei pesanti pezzi della fortezza ostacola i ripetuti tentativi francesi di far sfilare di notte i pezzi di artiglieria oltre il villaggio. Le ruote e gli affusti fasciati di stoffa, le strade coperte di letame e paglia, gli uomini privati di qualsiasi cosa possa far rumore, i pesanti pezzi vengono trainati da almeno venticinque uomini ciascuno nel più assoluto silenzio. Per due volte i difensori si accorgono di quanto sta succedendo e valanghe di proiettili di ogni specie si abbattono sui francesi impedendo ogni progresso. Alla terza, nella notte fra il 24 e il 25 maggio, passano finalmente due piccoli pezzi da 4 libbre, seguiti la notte dopo da due cannoni da 8 e due obici. Ma sono gli ultimi a passare fino alla resa del forte il 1 giugno.
A nulla servono anche tutti gli altri tentativi di attacco e le continue ricognizioni per scoprire passaggi inesistenti. La cavalleria e i muli possono sfilare oltre Bard lungo il sentiero di Albard, realizzato a colpi di mazza dai soldati francesi, ma la maggior parte dell'artiglieria dell'Armée de Reserve resta bloccata.



GREAT SAINT BERNARD

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Il passaggio dell'armata

 

Il passaggio dell'armatas

 

An endless line of silhouettes moving silently on a blindingly white surface; this vision alone would be enough of ignite contemporary imagination. The mountain conquered by simple men: it had happened before when Hannibal brought his elephants past the Alpine range. The references to the classic age are vivid in the culture of the time and blend with romantic iconography: the young conqueror on a white horse, painted by David, epitomizes nature being tamed by the resolve of a hero.
The tale of Bonaparte that is to be related is willingly played down: "We struggle against ice, snow, blizzards and avalanches. The Saint-Bernard is amazed at seeing so many people climbing it so rapidly that it is treating us to a few obstacles". The First Consul is already his self-icon, the model offered to his contemporaries to mirror and size themselves.

COIGNET ON GRAN SAN BERNARDO

EN

Bonaparte

 

Bonaparte

 

We placed our three cannons behind the dugout troughs. On the troughs there was a large makeshift mortise used to adapt a lever for a strong and smart gunner to steer and man the piece; the man was in charge of forty grenadiers. In sheer silence, for fear of avalanches, we had to obey his piece's every movement as ordered. He would say, "Halt!" and we stood still. "Forward!" and we moved on. He was indeed in charge. From: Cahiers du Capitaine Coignet, Paris, Arléa 2001, p. 86
Bard
Von Bernkopf, the Captain who stopped Bonaparte

During his descent towards the Italian plain the Armée de Reserve finds itself before an insurmountable hurdle, underestimated by the French strategists. The Fort of Bard, in Piedmont, stands right on the French way and there is no going forward. The small garrison, commanded by the stubborn captain Josef Stockard Bernkopf, is comprised of two companies of the IR 47 Kinski, with several dragons from the 10. Lobkowitz regiment. Berthier does his best to conquer the village, at the feet of the fortress, as this was a preliminary step towards any other move against a fort. The night between the 21 and 22 May three grenadier companies of the 58eme DB take the deserted village. Two batteries of cannons open fire against the fortress though the results amount to nothing as well as the effect sorted by the snipers in the foxholes among the rocks. In exchange, from the fortress, the heavy artillery thwart any French attempt to have their artillery cross the village at night. The wheels and the mounts are wrapped in cloth and the streets are covered with manure and hay while the man are stripped of anything that may make noise; the heavy cannons are towed by at least 25 men apiece, and the toil is carried out in utter silence. The defenders understand the machination twice and a rain of ammunition of any kinds pours down on the French, making it possible to move forward. The third night, between 24 and 25 May, two small 4-pound pieces make it through, followed the following night by two 8 cannons and two howitzers. These are the last to travel past the fort until its final surrender of 1 June. The other attempts to siege the stronghold and reconnaissance to find impossible ways through are to no avail. The cavalry and mules manage to slip past the Fort of Bard along the Albard track opened by the sledgehammers of the French army, but most of the artillery of the Armée de Reserve is left behind.

THE CROSSING OF THE GREAT SAINT BERNARD

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Scontri sotto la fortezza di Bard

 

Scontri sotto la fortezza di Bard

 

13 May, in Bourg Saint Pierre everyone is ready to set off. Ten thousand men and two hundred mules of Lannes' avant-garde start moving at one in the morning. The expected time of arrival at the Pass of the Great Saint Bernard is two or three days later.
Behind the avant-garde the whole of Bonaparte's army is marching along the only road that leads from Geneva to the Pass.
The road stretches uphill for eighty kilometres. The last ten kilometres are nothing but a narrow path covered in snow. Men and mules can get through but no wagon can make it across. The luggage of the entire army is carried on the shoulder of the soldiers and on the back of the mules.
Bonaparte crosses on the back of a mule, not on the saddle of a white stallion. With him there is a local guide, Pierre-Nicolas Dorsaz.
The cannons are disassembled. The barrels are removed from the mount and laid in a carved trunk; it slides on the snow and is towed and lifted by hand, a tiring job, indeed. For each of them dozens of men are required.
The morning of 15 May the first French soldiers reach the Great Saint Bernard.
The monastery is covered with snow and the monks are very hospitable. The soldiers, worn out by the long march, find a moment of leisure and play with the dogs.
On 20 May Bonaparte arrives; the First Consul is guest of the monks. Food and beverages are handed out. Every soldier is entitled to two bowls of wine, cheese and a loaf of rye bread.
Soon the troops set off again and start their descent towards Aosta. The enemy outposts are taken by surprise and pose very little resistance.
The morning of 16 May the French enter Aosta. The evening of the 17 fifteen thousand infantrymen and a thousand cavaliers reach the bottom of the valley. With them, there are six cannons resting in their rudimentary sleighs. Trouble is around the corner, though. South-west of Aosta the valley narrows and the narrow passage is looked upon by the Fortress of Bard, towering over a massive protruding rock.
The French attempt at overcoming the obstacle by day and night by means of decoys to baffle the 200-strong Austrian garrison under the command of Captain Bernkopf. Conquering the stronghold is out of the question: the French do not have any siege cannons. The commander of the garrison refuses to surrender.
Bonaparte is concerned for the setback.
The French infantry and part of the cavalry manage to move around the obstacle with a complicate manoeuvre on the narrow mountain tracks.
Almost the entire artillery is stuck until the surrender of the fort on 2 June.
Only six cannons made it through during the night, pushed by hand on the read right under the fortress. The artillerymen cover the wheels with hay and manure to make no noise.
Unit after unit, the Reserve Army floods the Piedmont plain, though most of it cannons are still behind and the Austrian army may not be far.

BARD

VON BERNKOPF, THE CAPTAIN WHO STOPPED BONAPARTE

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Bonaparte preoccupato per la resistenza di Bard

 

Bonaparte preoccupato per la resistenza di Bard

 

During his descent towards the Italian plain the Armée de Reserve finds itself before an insurmountable hurdle, underestimated by the French strategists. The Fort of Bard, in Piedmont, stands right on the French way and there is no going forward. The small garrison, commanded by the stubborn captain Josef Stockard Bernkopf, is comprised of two companies of the IR 47 Kinski, with several dragons from the 10. Lobkowitz regiment.
Berthier does his best to conquer the village, at the feet of the fortress, as this was a preliminary step towards any other move against a fort. The night between the 21 and 22 May three grenadier companies of the 58eme DB take the deserted village. Two batteries of cannons open fire against the fortress though the results amount to nothing as well as the effect sorted by the snipers in the foxholes among the rocks.
In exchange, from the fortress, the heavy artillery thwart any French attempt to have their artillery cross the village at night. The wheels and the mounts are wrapped in cloth and the streets are covered with manure and hay while the man are stripped of anything that may make noise; the heavy cannons are towed by at least 25 men apiece, and the toil is carried out in utter silence. The defenders understand the machination twice and a rain of ammunition of any kinds pours down on the French, making it possible to move forward. The third night, between 24 and 25 May, two small 4-pound pieces make it through, followed the following night by two 8 cannons and two howitzers. These are the last to travel past the fort until its final surrender of 1 June.
The other attempts to siege the stronghold and reconnaissance to find impossible ways through are to no avail. The cavalry and mules manage to slip past the Fort of Bard along the Albard track opened by the sledgehammers of the French army, but most of the artillery of the Armée de Reserve is left behind.

GRAND - SAINT - BERNARD

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La resistenza degli avamposti austriaci

 

La resistenza degli avamposti austriaci

 

Une file interminable de silhouettes qui marchent dans un silence absolu sur une surface d'un blanc éblouissant. Cette vision suffirait pour enflammer l'imagination des contemporains.
La montagne vaincue rien que par des hommes: c'était déjà arrivé lorsque Hannibal avait amené ses éléphants au-delà des Alpes. Les rappels au passé classique, si présent dans la culture de l'époque, croisent les représentations romantiques: le jeune 'condottiere' sur son cheval blanc peint par David, la nature domptée par la poigne du héros.
Le récit de Bonaparte destiné à être divulgué est raconté intentionnellement dans un ton mineur: "Nous luttons contre la glace, la neige, les tourmentes et les avalanches. Le Saint-Bernard, étonné de voir tant de gens l'escalader si rapidement, nous oppose quelques obstacles". Le Premier Consul est déjà l'icône de lui-même, le modèle proposé aux contemporains, dans lequel se reconnaître et avec lequel se mesurer.

COIGNET SUR LE GRAND - SAINT - BERNARD

FR

i cani

 

I cani

 

Nous avons placé nos trois canons dans des mangeoires creusées. Au sommet de ces mangeoires, il y avait une grande mortaise pour y adapter un levier servant de timon afin de guider la pièce, manœuvrée par un canonnier, fort et intelligent, qui commandait quarante grenadiers. Dans le silence le plus absolu [par peur des avalanches] il fallait obéir à tous les mouvements que sa pièce pouvait faire. Il disait "Halte !": il fallait rester immobile. "En avant !": il fallait se déplacer. C'était lui, le chef. Des: Cahiers du Capitaine Coignet, Paris, Arléa 2001, p. 86
Bard
Von Bernkopf, le capitaine qui arrêta Bonaparte

Dans sa descente vers la plaine italienne, l'Armée de Réserve se trouve face à un obstacle insurmontable, sous-estimé par les stratèges français. Le fort piémontais de Bard barre la route et on n'arrive à passer d'aucune façon. La petite garnison, commandée par un capitaine obstiné, Josef Stockard Bernkopf, est composée de deux compagnies de l'IR 47 Kinski, plus quelques dragons du régiment 10. Lobkowitz.
Berthier s'évertue à conquérir le village qui se trouve aux pieds de la forteresse, mesure préliminaire à toute initiative ultérieure contre le fort. Dans la nuit du 21 au 22 Mai, trois compagnies de grenadiers de la 58ème DB occupent le village abandonné par la population. Deux batteries de canons commencent à tirer sur la forteresse, mais les résultats sont presque nuls; très faibles également, ceux qui sont obtenus par les tireurs d'élite, aux aguets sur les rochers.
En revanche, le tir de l'artillerie lourde de la forteresse entrave les essais français réitérés de faire défiler les pièces d'artillerie au-delà du village pendant la nuit. Une fois les roues et les affûts enveloppés d'étoffe, les routes couvertes de fumier et de paille, les hommes privés de tout ce qui pourrait faire du bruit, les pièces lourdes sont traînées par au moins vingt-cinq hommes chacune dans le silence le plus absolu. Deux fois de suite, les défenseurs se rendent compte de ce qui arrive et des avalanches de projectiles de toute sorte s'abattent sur les Français, empêchant toute avancée. La troisième fois, pendant la nuit du 24 au 25 Mai, deux petites pièces de 4 livres passent enfin, suivies, la nuit suivante, de deux canons de 8 et deux obus. Mais ce sont les derniers qui passent jusqu'à la reddition du fort le 1er Juin.
Même toutes les autres tentatives d'attaque et les reconnaissances continues pour découvrir des passages inexistants ne servent à rien. La cavalerie et les mulets peuvent défiler au-delà de Bard le long du sentier d'Albard, réalisé à coups de massue par les soldats français, mais la plus grande partie de l'artillerie de l'Armée de Réserve reste bloquée.

LE PASSAGE DU GRAND SAINT BERNARD

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L'artiglieria bloccata

 

L'artiglieria bloccata

 

Le 13 mai, à Bourg Saint Pierre, tout est prêt pour le départ. Les dix mille hommes et les deux cents mulets de l'avant-garde de Lannes commencent à se déplacer à une heure du matin. On prévoit qu'ils arriveront au Col du Grand Saint Bernard en deux ou trois jours.
Derrière l'avant-garde, toute l'armée de Bonaparte avance en rangs sur la seule route qui unit le lac de Genève au col.
Ils s'agit de quatre-vingt kilomètres de montée. Dans les dix derniers, la route devient un étroit sentier au milieu de la neige. Les hommes et les animaux peuvent passer, mais pas un chariot. Tous les bagages de l'armée doivent être portés sur les épaules des soldats ou à dos de mulet.
Et Bonaparte passe à dos de mulet - pas sur un cheval blanc - accompagné par un guide de la région, Pierre-Nicolas Dorsaz.
Les canons sont démontés. Les cannes sont séparées de l'affût et étalées dans le creux d'un tronc, qui glisse sur la neige, tiré à la force du poignet avec une immense fatigue. Pour chaque canon il faut des douzaines d'hommes.
Le matin du 15 mai les premiers soldats français atteignent le col du Grand Saint Bernard.
Le monastère est submergé de neige. Les moines sont accueillants.
Les soldats, fatigués à cause de la longue marche, trouvent un moment de répit en jouant avec les chiens.
Le 20 mai Bonaparte arrive. Le Premier Consul s'entretient avec les moines.
On distribue de la nourriture et des boissons. Chaque soldat a droit à deux bols de vin, du fromage et un pain de seigle.
Les troupes reprennent vite leur marche et commencent à descendre vers Aoste.
Les avant-postes ennemis, pris de surprise, opposent une faible résistance.
Le matin du 16 mai, les français entrent à Aoste. Le soir du 17, quinze mille fantassins et mille cavaliers ont déjà atteint le fond de la vallée. Et, avec eux, les six premiers canons sur leurs rudimentaires traîneaux. Cependant, les difficultés ne tardent pas à arriver. Au sud-est d'Aoste, la vallée se rétrécit et l'étroit passage est dominé par le fort de Bard, qui se dresse sur un éperon rocheux.
Les français tentent de franchir l'obstacle le jour et la nuit, en esquivant l'attention de la petite garnison autrichienne de 200 hommes commandée par le Capitaine Bernkopf.
Il est même impossible de la capturer: les français n'ont pas de canons pour l'assiéger. Le commandant du fort refuse de se rendre. Bonaparte est préoccupé pour ce contretemps.
L'infanterie française et une partie de la cavalerie réussissent à contourner l'obstacle, en parcourant difficilement les sentiers à mi-côte. Mais presque toute l'artillerie reste bloquée jusqu'à la capitulation du fort qui a lieu le 2 juin seulement.
Six canons seulement, profitant de la nuit, ont réussi à passer, ils sont poussés à la main sur la route qui passe juste sous le fort. Les canonniers ont recouvert leurs roues d'excréments et de paille pour ne pas faire de bruit.
Division après division, l'Armée de Réserve entre dans la plaine piémontaise, mais sans la plupart de ses canons. Et il se peut que l'armée autrichienne ne soit pas loin.

BARD

VON BERNKOPF, LE CAPITAINE QUI ARRETA BONAPARTE

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Dalla fortezza di Bard

 

Dalla fortezza di Bard

 

Dans sa descente vers la plaine italienne, l'Armée de Réserve se trouve face à un obstacle insurmontable, sous-estimé par les stratèges français. Le fort piémontais de Bard barre la route et on n'arrive à passer d'aucune façon. La petite garnison, commandée par un capitaine obstiné, Josef Stockard Bernkopf, est composée de deux compagnies de l'IR 47 Kinski, plus quelques dragons du régiment 10. Lobkowitz.
Berthier s'évertue à conquérir le village qui se trouve aux pieds de la forteresse, mesure préliminaire à toute initiative ultérieure contre le fort. Dans la nuit du 21 au 22 Mai, trois compagnies de grenadiers de la 58ème DB occupent le village abandonné par la population. Deux batteries de canons commencent à tirer sur la forteresse, mais les résultats sont presque nuls; très faibles également, ceux qui sont obtenus par les tireurs d'élite, aux aguets sur les rochers.
En revanche, le tir de l'artillerie lourde de la forteresse entrave les essais français réitérés de faire défiler les pièces d'artillerie au-delà du village pendant la nuit. Une fois les roues et les affûts enveloppés d'étoffe, les routes couvertes de fumier et de paille, les hommes privés de tout ce qui pourrait faire du bruit, les pièces lourdes sont traĆ®nées par au moins vingt-cinq hommes chacune dans le silence le plus absolu. Deux fois de suite, les défenseurs se rendent compte de ce qui arrive et des avalanches de projectiles de toute sorte s'abattent sur les Français, empêchant toute avancée. La troisième fois, pendant la nuit du 24 au 25 Mai, deux petites pièces de 4 livres passent enfin, suivies, la nuit suivante, de deux canons de 8 et deux obus. Mais ce sont les derniers qui passent jusqu'à la reddition du fort le 1er Juin.
Même toutes les autres tentatives d'attaque et les reconnaissances continues pour découvrir des passages inexistants ne servent à rien. La cavalerie et les mulets peuvent défiler au-delà de Bard le long du sentier d'Albard, réalisé à coups de massue par les soldats français, mais la plus grande partie de l'artillerie de l'Armée de Réserve reste bloquée.